Parlare di scarico nel nostro sport è da sempre un tabù.

È molto più comune di quanto si possa pensare, trovare atleti che, dopo aver saltato un day training, cercano di recuperare gli elementi persi distribuendoli nella settimana o peggio ancora, aggiungendoli il giorno dopo in una doppia sessione formata da quella del giorno e quella del giorno prima.

Immaginate una scenario in cui non ci si possa allenare per 3 giorni consecutivi. Alcuni si sentono in dovere di spalmare gli allenamenti nei giorni successivi per non rimanere indietro.
Quanto può in termini di risposta alla performance, incidere positivamente un approccio del genere?

È la risposta fisiologica che conta…

La verità è che per quanto possa subentrare una sorta di appagamento psicomatico ciò che dovremmo considerare è la risposta fisiologica dell’apparato muscolo scheletrico e del Sistema Nervoso Centrale.

La sessione giornaliera dovrebbe tener conto di alcuni parametri come il rapporto fra intensità/volume di lavoro.
Se racchiudessi 5 sessioni di allenamento in 3 giorni il volume rimarrebbe costante ma, l’intensità relativa sarebbe molto più alta.

…e il sistema nervoso centrale?

Non è un novità che diversi atleti di buon livello dopo settimane senza praticare Weightlifting nel riprendere in mano il bilanciere riescano a fare carichi vicinissimi se non identici a quelli fatti prima dello stop. Uno dei motivi più logici legati a questo aspetto è nella risposta del SNC, che ha potuto ripristinare la sua risposta.

È ben noto che gli aggiustamenti (risposte acute agli allenamenti) si ottengono anche e soprattutto nella fase di recupero, così come gli adattamenti cronici vanno ricercati attraverso la dose allenamento/riposo/risposta.

Questo spiega il motivo per cui può capitare che in alcuni atleti, terminata una fase di accumulo, possa evidenziarsi stanchezza anche durante il periodo di scarico. Significa che il corpo si sta impegnando, non solo per ripristinare l’omeostasi ma anche per super-compensare, innescando una serie di processi fisiologici che lo porteranno ad essere ancor più pronto per la fase successiva. Saltando il giorno di recupero o aggiungendo lavoro nei giorni in cui la sessione è già ben calibrata, impediremmo al nostro fisico di poter dedicarsi al 100% nei processi di ripristino.

Tutto questo è rappresentato da quella lingua di terra che si interpone tra overreaching (troppi stimoli) e detraining (troppo pochi), espressa parzialmente dall’intersezione del parametro chiamato ACWR (Acute-Chronic Workload Ratio) e il Recovery Status.

Il corpo è una macchina perfetta e per fare in modo che funzioni al meglio dovremmo prestare attenzione a tutti i segnali che ci manda.
Non avere paura di far fatica quando è il momento di spingere e, allo stesso tempo, impara ad accettare il fatto che fare di più non significa sempre meglio. Quindi accetta la stanchezza e quando è giusto, assecondala.

Andrea Barbotti
Co-Founder ONAIR